Donne, Ricerca & Digital Learning

Intervista a Daniela Pellegrini – Learning & Innovation Expert | Piazza Copernico

In occasione della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, abbiamo deciso di raccontare cosa significa davvero fare Ricerca & Sviluppo nel digital learning.
Non solo tecnologia e trend del momento, ma anche metodo, progettazione, sperimentazione, rigore.

Ne abbiamo parlato con Daniela Pellegrini, Responsabile dell’Area Innovazione di Piazza Copernico: una delle figure che ogni giorno lavora “dietro le quinte” dell’innovazione, per trasformare la formazione in esperienze di apprendimento efficaci, misurabili e sostenibili.

Un dialogo su AI, adattività, governance e futuro del learning.

Quando si parla di “scienza” spesso si pensa a laboratori o numeri.
Nel tuo lavoro in R&S, cosa significa davvero fare ricerca nel digital learning?

Fare ricerca, per me, è prima di tutto una cosa molto concreta: mettere metodo, profondità e senso dentro l’innovazione.
È parte del mio quotidiano da anni. Lavorare in R&S nel digital learning significa tenere insieme più dimensioni: l’evoluzione tecnologica, i processi formativi e – soprattutto – l’esperienza reale delle persone che imparano.

Nel mio ruolo ho avuto il privilegio di collaborare con ricercatori e professori universitari in ambiti molto diversi: dall’ingegneria informatica alla statistica, dalla matematica alla fisica, fino alla governance organizzativa e ai processi HR.

Il vero valore?
Il tempo dedicato all’analisi e alla riflessione, che spesso nel lavoro quotidiano manca. Ed è proprio lì che nasce l’innovazione che dura.

IL TUO APPROCCIO A R&S, DIGITAL LEARNING E INNOVAZIONE

Nel tuo ruolo, come si incontrano ricerca scientifica, tecnologia e bisogni reali delle aziende?

Il punto di incontro è un equilibrio delicato.
Io vengo dalla progettazione di percorsi digital learning ed edtech, ma ho lavorato anche in erogazione, tutoring, progetti blended, gamification, VR… e progetti complessi dove la tecnologia è solo “un pezzo” del puzzle.

Oggi mi occupo di innovazione didattica con un approccio molto chiaro:
🔹 prima il processo di apprendimento
🔹 poi gli strumenti

Se invertiamo l’ordine, il disegno didattico perde forza… e alla fine non funziona.

Quando arriva una nuova tendenza (AI, analytics, piattaforme), qual è la prima domanda che ti fai prima di considerarla “utile”?

Mi chiedo: “Che problema reale risolve?”
E ancora prima: “Quel problema lo stiamo definendo bene?”

Perché la fase più importante, e spesso sottovalutata, è proprio questa: la definizione del bisogno di innovazione.
Noi lavoriamo tantissimo sul “problema della ricerca”: comprendere cosa serve davvero e confrontarlo con lo stato dell’arte scientifico. È lì che si gettano le basi di un’innovazione solida.

C’è una cosa che spesso viene chiamata “innovazione” ma che, dal tuo punto di vista, non lo è davvero?

Le mode.
Innovare richiede curiosità, certo, ma anche lucidità. Serve conoscenza dei processi formativi per distinguere tra “effetto wow” e innovazioni strutturali, efficaci, durature.

In molti casi l’innovazione è un lavoro tecnico, ma è anche un lavoro di:

  • revisione dei processi
  • evoluzione delle competenze
  • cambiamento di mindset

E soprattutto: un ripensamento dell’esperienza di apprendimento del singolo partecipante.
Ed è questo che rende il mio lavoro sempre stimolante.

IL TUO LAVORO

Se dovessi spiegare il tuo lavoro a qualcuno che non si occupa di R&S, cosa diresti che fai davvero ogni giorno?

Direi che il mio lavoro è trasformare curiosità e ricerca in soluzioni applicabili.
Sono Responsabile dell’Area Innovazione di Piazza Copernico: un team multidisciplinare con developer e data scientist, che lavora insieme a ricercatori e università per integrare competenze diverse in progetti di innovazione.

Ogni giorno significa:
📌 leggere, analizzare, confrontarsi
📌 progettare e sperimentare
📌 verificare cosa funziona davvero
📌 trasformare la ricerca in sistemi e strumenti che abbiano impatto

Qual è la parte più complessa – e meno visibile – del lavorare su ricerca e progettazione nel digital learning?

Sicuramente dedicare il giusto tempo alla fase di ricerca. Nella nostra area leggiamo articoli, studiamo, ci confrontiamo sullo stato dell’arte. Una volta ci hanno detto: “Sembra di parlare con un dipartimento universitario.”

Ecco: per noi quello è un complimento. Perché quella parte è la più preziosa.

E non è solo “prendere dalla ricerca”: è uno scambio bidirezionale. Restituiamo risultati con white paper e articoli, partecipiamo alle conferenze, contribuiamo su ambienti come Hugging Face.

E una cosa di cui vado particolarmente orgogliosa è che, negli anni, abbiamo lasciato utilizzare gratuitamente i nostri strumenti AI a studenti, dottorandi e dipartimenti universitari.
Perché l’innovazione vera cresce quando la conoscenza circola.

LA LETTURA DEI TEMI ATTUALI DELL’INNOVAZIONE

Oggi si parla moltissimo di AI, dati, automazione. Qual è il rischio più grande se li affrontiamo senza metodo?

Il rischio è costruire sistemi che “sembrano innovativi” ma non migliorano davvero l’apprendimento.
Senza metodo, si perde la bussola: si rincorre la tecnologia invece di governarla.

E l’AI, da questo punto di vista, è una leva enorme… ma va gestita con responsabilità.

In che modo la ricerca può aiutare le aziende a non rincorrere l’innovazione, ma a governarla?

La ricerca ti obbliga a fare una cosa: fermarsi e ragionare.
Ti costringe a definire bene il problema, a confrontarti con evidenze, a progettare con consapevolezza.
E questo aiuta le aziende non solo a innovare… ma a farlo in modo sostenibile, con modelli robusti e scalabili.

SU COSA STATE LAVORANDO OGGI

Su quali temi stai lavorando in questo periodo?

Stiamo lavorando su molte cose legate all’attivazione della formazione con strumenti AI.
Tra i temi più caldi c’è sicuramente l’adattività, e insieme ad essa la governance dei progetti adattivi.
Su questo però non posso ancora svelare troppo: da luglio 2025 siamo in sperimentazione con un dipartimento universitario e prossimamente racconteremo i risultati.
Quello che posso dire è che il punto rimane sempre lo stesso: prima il processo di apprendimento, poi lo strumento.

L’APPROCCIO DI PIAZZA COPERNICO ALL’AI

Qual è la vostra visione sull’intelligenza artificiale applicata al learning?

In Piazza Copernico abbiamo fatto una scelta precisa: sviluppare AI con un’impostazione basata su trasparenza, riservatezza e compliance con l’AI Act.

Vogliamo:

  • scegliere per ogni caso d’uso i modelli migliori
  • senza perdere il controllo sulle interazioni
  • lavorando su contenuti validati
  • garantendo governance dei sistemi

Per noi innovare significa anche proteggere, governare, rendere sostenibile.

SGUARDO SUL FUTURO

Come immagini l’evoluzione del ruolo di R&S nel digital learning?

Sempre più centrale.
Perché il settore sta diventando più complesso: tra AI, dati, personalizzazione e nuove aspettative delle persone, servono competenze solide e visione.

Il futuro non è “più tecnologia”.
 È miglior metodo.

Se potessi dare un consiglio a una ragazza che oggi si avvicina a questi temi, cosa le diresti?

Le direi di coltivare due cose:
✨ curiosità
✨ rigore

La curiosità ti apre strade, il rigore ti permette di costruire qualcosa che resta.

E soprattutto: non c’è bisogno di scegliere tra scienza e formazione.
Oggi, nel digital learning, sono due mondi che si incontrano continuamente.

Grazie Daniela.

Speriamo che questa intervista possa ispirare chi lavora nel learning e, soprattutto, chi oggi sta iniziando il proprio percorso in questi ambiti.

Perché oggi, più che mai, l’innovazione nella formazione ha bisogno di metodo, visione e responsabilità.
 E ha bisogno di più ricerca, più consapevolezza… e di più donne capaci di guidare il cambiamento, con competenza e rigore.

Parlando di futuro

A breve Daniela porterà all’Innovation Training Summit un workshop basato su un progetto di ricerca del team R&S di Piazza Copernico. Come da nostra consuetudine, il lavoro è stato svolto in collaborazione con partner universitari: un’occasione per condividere risultati, metodo e riflessioni su cosa significa progettare sistemi di apprendimento davvero efficaci nell’era dell’AI.

📌 Vi anticipiamo solo che i partecipanti al workshop avranno più informazioni per rispondere al grande dilemma della formazione AI-based: #Adaptive è sempre meglio?

Se vuoi restare aggiornato, seguici: nelle prossime settimane pubblicheremo nuove date, approfondimenti e contenuti dedicati.

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