Ritardo nell’adozione dell’AI delle aziende italiane

IL RITARDO COMPETITIVO DELLE AZIENDE ITALIANE NELL’ADOZIONE DELL’AI SI PUO’ SUPERARE CON LA FORMAZIONE

La lettura della ricerca GILITY 2025 “Human AI.  Il rapporto tra formazione, AI adoption e competenze nelle aziende italiane”, sviluppata con un’indagine quantitativa su un campione di 200 aziende, non è confortante.

Come è noto, il tessuto imprenditoriale italiano è composto in prevalenza da PMI, e questo non può che incidere negativamente sui tempi e sulle capacità di adozione dell’AI. Secondo i dati Eurostat il 13,5% delle imprese europee con almeno 10 dipendenti dichiara di utilizzare almeno una tecnologia AI, e l’Italia si colloca sotto la media europea con l’8,3%.

Inoltre in Italia si registrano livelli di alfabetizzazione digitale più bassi della media OCSE.

Livello di adozione dell’AI nelle aziende italiane

Oltre 6 aziende su 10 si trovano in una fase di sperimentazione, provano cioè strumenti AI in modo frammentato, senza un disegno strategico. Solo un 8% dichiara di avere adottato l’AI in modo strutturato nei processi e modelli organizzativi. Il 27% non ha iniziative di alcun tipo. Quanto alle figure aziendali, solo 1 intervistato su 5 dichiara che in azienda esiste una direzione sull’uso dell’intelligenza artificiale. Nel restante 80% dei casi la visione è parziale, frammentata o del tutto assente.

La necessità di formazione sull’AI

Solo 1 azienda su 7 (14%) riferisce di aver già attivato formazione sull’AI con programmi organici e pianificati.

Un 29% dichiara di aver svolto attività formative sporadiche.

Resta però un 57% di aziende che finora non ha intrapreso alcun programma di formazione sui temi AI. Fra queste, il 38% ammette addirittura di non avere nemmeno piani concreti per introdurla.

Una situazione preoccupante

La ricerca induce a forti preoccupazioni, in quanto chiarisce come la maggioranza delle  aziende italiane sia a forte rischio di ritardo competitivo.

Il quadro fornito è quello di una leadership indecisa e impreparata ad affrontare il cambiamento, e di un personale ancora largamente non formato.

Le competenze necessarie ad affrontare l’innovazione

Sul versante delle competenze tecniche, la priorità che emerge è sviluppare una solida capacità di lavorare con i dati e con strumenti AI, di sapere interpretare i dati e i risultati prodotti dall’AI, trasformandoli in decisioni di business.

Anche la cybersecurity emerge come necessaria, dato che l’integrazione di AI pone seri problemi di protezione dei dati e di sicurezza.

Per quanto riguarda le soft skill, emergono soprattutto  pensiero critico e capacità di valutazione, cioè un approccio mentale critico che permetta di verificare i risultati, individuare i bias e valutare ciò che l’algoritmo propone.

L’AI non è quindi vista solo come una questione tecnica, ma come un cambiamento globale che impatta sul modo di pensare e lavorare.

In altre parole le persone dovranno acquisire – tramite piani di formazione ben strutturati – una sufficiente alfabetizzazione tecnica per comprendere e usare gli strumenti AI, ma soprattutto saranno chiamate a sviluppare proprio le abilità in cui le macchine sono ancora deboli.

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