
Settembre, nelle grandi organizzazioni, è raramente soltanto un ritorno.
È il momento in cui molti progetti riprendono velocità, i budget vengono riletti alla luce di ciò che è accaduto durante l’anno e iniziano le prime riflessioni sul 2027. Per HR e L&D significa spesso tornare sul piano formativo con una domanda molto concreta: le priorità definite qualche mese fa sono ancora quelle giuste?
Quest’anno la domanda merita qualche minuto in più.
Perché mentre i piani aziendali seguivano il proprio corso, il contesto intorno è cambiato.
L’intelligenza artificiale è entrata in una nuova fase regolatoria. La sostenibilità ha attraversato una significativa semplificazione normativa europea. L’accessibilità digitale è diventata più visibile nell’agenda delle imprese. E sul fronte della formazione finanziata continuano ad aprirsi opportunità orientate proprio alle competenze necessarie per affrontare le trasformazioni digitale, ambientale e organizzativa.
Sono temi diversi, certamente.
Ma per chi si occupa di persone e competenze hanno un punto in comune: stanno trasformando conoscenze che fino a ieri potevano riguardare pochi specialisti in competenze che oggi devono circolare molto più ampiamente nell’organizzazione.
Ed è forse questa la vera opportunità dell’autunno 2026.
Non rincorrere l’ennesimo tema emergente.
Ma capire quali trasformazioni sono ormai abbastanza mature da entrare stabilmente nella strategia formativa.
Cosa troverai in questo articolo
Non una lista di nuovi adempimenti da aggiungere all’agenda.
Proviamo piuttosto a leggere alcuni segnali che in questi mesi stanno convergendo — AI, sostenibilità, accessibilità e sviluppo delle competenze — e a guardarli dal punto di vista di HR, L&D e Corporate Academy.
Per capire non soltanto cosa sta cambiando, ma soprattutto quali domande può essere utile portare nella costruzione dei prossimi piani formativi e quale ruolo possono avere partner, processi e strumenti nel trasformare il cambiamento in capacità organizzativa.
L’AI ha superato la fase della curiosità
All’inizio erano soprattutto sperimentazioni.
Un prompt scritto meglio. Un assistente che velocizzava una ricerca. Una prima prova di generazione dei contenuti. Qualche team particolarmente curioso che iniziava a utilizzare strumenti di AI generativa nel proprio lavoro.
Nel giro di pochissimo tempo la situazione è cambiata.
L’AI è entrata nelle attività quotidiane molto più velocemente di quanto molte organizzazioni siano riuscite a costruire competenze condivise sul suo utilizzo.
Ed è significativo che proprio il quadro normativo europeo stia andando nella stessa direzione.
L’AI Literacy resta un obbligo per provider e deployer di sistemi di intelligenza artificiale: devono adottare misure per sostenere lo sviluppo delle competenze del personale che utilizza o gestisce questi sistemi. Dopo le modifiche introdotte nel luglio 2026, il Regolamento non impone un livello uniforme di alfabetizzazione, ma chiede di considerare conoscenze, esperienza, formazione e soprattutto il contesto nel quale l’AI viene utilizzata. Dal 2 agosto 2026 anche la vigilanza sull’applicazione dell’articolo 4 è entrata nella sua fase operativa.
Questa evoluzione contiene un’indicazione interessante per L&D.
Formare sull’AI non significa necessariamente formare tutti allo stesso modo.
Chi utilizza uno strumento generativo per scrivere una prima bozza ha bisogni diversi da chi introduce l’AI in un processo HR, da chi lavora con dati sensibili o da chi deve valutare output prodotti da un sistema automatico.
Il passaggio dall’“introduzione all’AI” alla AI Literacy per ruolo, contesto e responsabilità sarà probabilmente uno dei temi più interessanti dei prossimi mesi.
Su questo abbiamo già approfondito il rapporto tra competenze e utilizzo quotidiano nell’articolo AI Literacy: come governare lo Shadow AI prima che diventi un rischio organizzativo e nel percorso dedicato all’AI Act e all’utilizzo produttivo e responsabile dell’intelligenza artificiale.
Ma c’è un passaggio ulteriore.
La stessa AI non è più soltanto qualcosa su cui formarsi. Sta diventando anche uno strumento attraverso cui apprendere.
Tutor intelligenti, simulatori conversazionali, retrieval agent e ambienti adattivi stanno iniziando a modificare il Digital Learning stesso. È un terreno sul quale il nostro team R&S lavora attraverso gli AI Learning Tools di Piazza Copernico.
Per le Corporate Academy si apre quindi una doppia riflessione: sviluppare competenze per utilizzare l’AI e contemporaneamente capire dove l’AI può migliorare lo sviluppo delle competenze.
Anche sull’ESG la conversazione sta cambiando
C’è poi un altro tema sul quale potrebbe essere utile aggiornare alcuni piani formativi: la sostenibilità.
Nel 2026 l’Unione europea ha semplificato significativamente CSRD e CSDDD attraverso il pacchetto Omnibus I. Le nuove regole hanno ridotto il numero di imprese direttamente soggette agli obblighi di reporting e due diligence, concentrandoli sulle organizzazioni di dimensioni maggiori.
Si potrebbe leggere questa evoluzione come una minore necessità di occuparsi di ESG.
Probabilmente sarebbe la lettura meno interessante.
Perché semplificare il reporting non significa cancellare la trasformazione che lo ha generato.
Energia, emissioni, inclusione, parità, gestione responsabile della supply chain, governance e sostenibilità dei modelli di business continuano a incidere sulle scelte delle grandi organizzazioni. Cambia piuttosto il modo in cui queste dimensioni devono essere tradotte in comportamenti, processi e competenze.
Ed è proprio qui che la formazione può fare un salto di qualità.
Dopo una prima stagione fortemente orientata a spiegare che cosa significa ESG, la domanda per molte organizzazioni può diventare molto più interessante:
che cosa deve sapere di sostenibilità una persona per prendere decisioni migliori nel proprio ruolo?
Per un Procurement può significare imparare a leggere elementi ESG nella relazione con i supplier.
Per un manager, comprendere come alcune decisioni organizzative producano effetti sociali e ambientali.
Per HR, lavorare su inclusione, parità e cultura organizzativa.
Per altre funzioni, sostenibilità può significare processi, consumi, mobilità, governance o rapporto con i clienti.
È il passaggio dalla sustainability awareness alla sustainability competence.
Per chi sta lavorando su questi temi, Piazza Copernico dispone già di percorsi dedicati ai fondamenti e alle applicazioni della sostenibilità ESG, alla sostenibilità come fattore di evoluzione dell’impresa e alla parità di genere.
Accessibilità: quando un requisito migliora il progetto per tutti
Anche l’accessibilità digitale sta attraversando un passaggio simile.
L’European Accessibility Act è applicabile dal 28 giugno 2025 a specifiche categorie di prodotti e servizi. Non significa che ogni contenuto formativo aziendale ricada automaticamente nel suo perimetro, ma il suo impatto culturale e progettuale è più ampio: l’accessibilità sta diventando un criterio normale con cui valutiamo la qualità dell’esperienza digitale.
Ed è un’evoluzione positiva.
Perché quando l’accessibilità viene affrontata bene non riguarda soltanto la compliance e non riguarda soltanto le persone con una disabilità permanente.
Sottotitoli, struttura chiara, navigazione comprensibile, leggibilità, alternative ai diversi canali percettivi e maggiore flessibilità nella fruizione possono migliorare l’esperienza di una popolazione aziendale molto più ampia.
È anche per questo che in Piazza Copernico l’accessibilità è entrata progressivamente nella filiera di progettazione.
Il catalogo viene oggi progettato secondo criteri WCAG AA e il lavoro coinvolge competenze specialistiche dedicate, all’interno di un approccio che considera l’accessibilità già nella costruzione dell’esperienza formativa.
Chi vuole approfondire può esplorare il nostro lavoro sull’accessibilità formativa digitale.
Per L&D, però, la domanda interessante è più ampia:
se nel 2027 dovessimo progettare oggi un nuovo catalogo o un grande percorso aziendale, avrebbe ancora senso considerare l’accessibilità un’aggiunta successiva?
Sempre più spesso la risposta sarà no.
E se una parte di questa trasformazione potesse essere finanziata?
Arriviamo così a un elemento particolarmente interessante in questa fase dell’anno.
Perché AI, digitale, sostenibilità, sviluppo organizzativo e nuove competenze non sono soltanto temi sui quali investire.
Sono anche alcuni degli ambiti verso cui negli ultimi anni si sono orientate importanti misure di formazione finanziata.
Il Fondo Nuove Competenze 3, significativamente denominato “Competenze per le innovazioni”, ha raggiunto nel 2026 una dotazione complessiva di 1,15 miliardi di euro ed è stato costruito proprio per accompagnare digitalizzazione, sostenibilità ambientale ed efficientamento energetico attraverso lo sviluppo delle competenze.
Il dato è interessante anche al di là della singola misura.
Ci dice dove si sta orientando l’investimento pubblico sulla formazione: sempre meno verso l’aggiornamento generico, sempre più verso competenze collegate alle trasformazioni reali dell’impresa.
E proprio in queste settimane esistono ulteriori finestre da osservare rendendo il mese di settembre un buon momento per fare una verifica.
Non partire dal bando e chiedersi:
“che formazione possiamo inserirci?”
Ma partire dalle priorità che l’organizzazione ha già e domandarsi:
“quali di questi investimenti possiamo sostenere anche attraverso le opportunità disponibili?”
La differenza sembra piccola.
Strategicamente è enorme.
La formazione finanziata funziona meglio quando accelera una trasformazione che l’azienda ha già deciso di affrontare, invece di generare percorsi costruiti soltanto perché esiste una linea di finanziamento.
Piazza Copernico affianca le organizzazioni proprio in questa direzione, dalla verifica delle opportunità alla progettazione, gestione, monitoraggio e rendicontazione dei piani. Le diverse possibilità sono raccolte nella nostra area dedicata alla formazione finanziata per le aziende.
Forse non servono più corsi. Serve una lettura più intelligente delle priorità
ESG. Accessibilità. Cybersecurity. Benessere. Competenze manageriali.
Il rischio, quando aumentano le priorità, è trasformare il piano formativo in un elenco sempre più lungo.
Un corso per ogni nuova esigenza.
Un modulo per ogni aggiornamento.
Un’altra voce da aggiungere al catalogo.
Ma una Corporate Academy non diventa più strategica perché aumenta il numero dei contenuti.
Diventa più strategica quando riesce a leggere i cambiamenti e decidere quali competenze devono davvero diventare patrimonio dell’organizzazione.
Forse questo autunno può essere utilizzato proprio per questo.
Non per aggiungere immediatamente formazione, ma per guardare al 2027 ponendosi alcune domande migliori.
L’AI viene già utilizzata: quali persone devono imparare a usarla meglio?
Gli obiettivi ESG stanno entrando nei processi: quali ruoli devono tradurli in decisioni?
I nostri ambienti digitali stanno evolvendo: l’accessibilità è già parte dei criteri con cui li progettiamo?
Abbiamo investimenti formativi già previsti che potrebbero trovare copertura attraverso fondi disponibili?
Non sono quattro progetti separati.
Sono quattro modi di chiedersi quanto la nostra organizzazione sia pronta per ciò che sta già cambiando.
Il valore di un partner, in questo momento, è riuscire a tenere insieme le cose
È anche da questa prospettiva che in Piazza Copernico stiamo facendo evolvere il nostro lavoro.
La formazione finanziata ci permette di accompagnare la progettazione economica e amministrativa dei percorsi. Il catalogo accessibile consente di lavorare su popolazioni aziendali ampie. La ricerca interna sull’AI ci permette di sperimentare nuove modalità di apprendimento. I percorsi su AI Literacy, sostenibilità, sicurezza, DE&I e competenze manageriali permettono di intervenire sui temi che stanno attraversando le organizzazioni.
A questo si affiancano i nostri sistemi certificati su qualità, sicurezza delle informazioni, ambiente, salute e sicurezza, parità di genere, responsabilità sociale e governance: non come argomento commerciale a sé, ma come struttura che accompagna il modo in cui questi servizi vengono progettati e gestiti. Il quadro completo è disponibile nella sezione Chi siamo e certificazioni di Piazza Copernico.
E sull’AI abbiamo scelto di affiancare allo sviluppo tecnologico anche un presidio interno: dal dicembre 2025 è attivo il nostro Comitato Aziendale per l’Intelligenza Artificiale, nato per accompagnare formazione, utilizzo consapevole e aggiornamento normativo.
Non significa che ogni organizzazione abbia bisogno contemporaneamente di tutto questo.
Significa poter partire da una domanda più semplice:
che cosa vi serve adesso?
Usare l’autunno per scegliere, non soltanto per ripartire
Gli ultimi mesi dell’anno tendono naturalmente ad accelerare.
Ci sono obiettivi da chiudere e nuovi budget da costruire. Ma proprio per questo possono essere un buon momento per fermare per un attimo il flusso delle richieste formative e guardarlo dall’alto.
Il 2026 ci sta lasciando alcuni segnali abbastanza chiari.
L’AI sta passando dalla sperimentazione alla competenza organizzativa.
La sostenibilità sta passando dalla sola attenzione al reporting alla necessità di entrare nei comportamenti e nelle decisioni.
L’accessibilità sta diventando parte della qualità del digitale.
La formazione finanziata continua a offrire strumenti per sostenere proprio le trasformazioni digitali, ambientali e organizzative.
Forse la domanda utile per il prossimo piano formativo non è quindi:
“quali corsi dobbiamo aggiungere?”
Ma:
“quali capacità vogliamo che la nostra organizzazione abbia tra un anno che oggi non possiede ancora abbastanza?”
È in questo spazio che certificazioni, governance, ricerca e progettazione smettono di essere elementi separati e diventano parte dello stesso valore: rendere la formazione più coerente con ciò che l’organizzazione vuole costruire.
I nostri esperti sono al vostro fianco per accompagnarvi in questo percorso, dalla lettura delle priorità alla costruzione di soluzioni formative coerenti e sostenibili.
Confrontiamoci sulle competenze che oggi possono fare la differenza domani.

